Riportiamo alcune idee per i vostri Viaggi in Camper, prese dalle nostre vacanze e da idee dei nostri amici e clienti che hanno noleggiato un camper con noi. Destinazioni in Italia e all’estero da fare in famiglia o con gli amici. I vostri amici camperisti Claudia e Massimo dei Camper.

Viaggiare in Sicilia in camper

Vacanze siciliane in camper: scopri cosa visitare e dove sostare. E trova, soprattutto, il camper giusto con cui affrontare il tuo viaggio.

Viaggi in camper in Italia

Dove andare in vacanza in camper quest’estate? Lo abbiamo chiesto ad alcuni amici camperisti che ci hanno svelato le loro destinazioni per l’estate 2021.

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Viaggiare in soprannumero in Camper

Quante volte ci è capitato di voler fare una scampagnata con i nostri migliori amici o un breve week-end? Visto che noi abbiamo 2 figli e anche i nostri amici ne hanno 2 abbiamo pensato di fare un’unico carico sul nostro camper omologato 6 posti e viaggiare in soprannumero in Camper.

Il dubbio che nasce spontaneo è se siamo in regola con il codice della strada, ma visto che due dei quattro bambini hanno meno di 10 anni ci rassicuriamo dicendoci “ma certo perché la legge dice che si possono trasportare un numero di persone pari a quelle omologate più due bambini sotto i dieci anni“.

Attenzione però perché in realtà non è così!

È vero che il codice della strada al comma 5 dell’articolo 169 consente di Viaggiare in soprannumero in Camper, ma solo per i veicoli individuati nelle lettere “A” e “C” dell’articolo 54 del codice della strada, mentre l’autocaravan è definito alla lettera “M”. Vediamo nello specifico cosa dice il codice dalla strada.

Articolo 54 Autoveicoli

1. Gli autoveicoli sono veicoli a motore con almeno quattro ruote, esclusi i motoveicoli, e si distinguono in:
a) autovetture: veicoli destinati al trasporto di persone, aventi al massimo nove posti, compreso quello del conducente;
b) autobus: veicoli destinati al trasporto di persone equipaggiati con più di nove posti compreso quello del conducente;
c) autoveicoli per trasporto promiscuo: veicoli aventi una massa complessiva a pieno carico non superiore a 3,5 t o 4,5 t se a trazione elettrica o a batteria, destinati al trasporto di persone e di cose e capaci di contenere al massimo
nove posti compreso quello del conducente;
d) autocarri: veicoli destinati al trasporto di cose e delle persone addette all’uso o al trasporto delle cose stesse;
e) trattori stradali: veicoli destinati esclusivamente al traino di rimorchi o semirimorchi;
f) autoveicoli per trasporti specifici: veicoli destinati al trasporto di determinate cose o di persone in particolari condizioni, caratterizzati dall’essere muniti permanentemente di speciali attrezzature relative a tale scopo;
g) autoveicoli per uso speciale: veicoli caratterizzati dall’essere muniti permanentemente di speciali attrezzature e destinati prevalentemente al trasporto proprio. Su tali veicoli è consentito il trasporto del personale e dei materiali connessi col ciclo operativo delle attrezzature e di persone e cose connesse alla destinazione d’uso delle attrezzature stesse;
h) autotreni: complessi di veicoli costituiti da due unità distinte, agganciate, delle quali una motrice. Ai soli fini della applicazione dell’art. 61, commi 1 e 2, costituiscono un’unica unità gli autotreni caratterizzati in modo permanente da particolari attrezzature per il trasporto di cose determinate nel regolamento.
In ogni caso se vengono superate le dimensioni massime di cui all’art. 61, il veicolo o il trasporto è considerato eccezionale;
i) autoarticolati: complessi di veicoli costituiti da un trattore e da un semirimorchio;
l) autosnodati: autobus composti da due tronconi rigidi collegati tra loro da una sezione snodata. Su questi tipi di veicoli i compartimenti viaggiatori situati in ciascuno dei due tronconi rigidi sono comunicanti. La sezione snodata permette la libera circolazione dei viaggiatori tra i tronconi rigidi. La connessione e la disgiunzione delle due parti possono essere effettuate soltanto in officina;
m) autocaravan: veicoli aventi una speciale carrozzeria ed attrezzati permanentemente per essere adibiti al trasporto e all’alloggio di sette persone al massimo, compreso il conducente;
n) mezzi d’opera: veicoli o complessi di veicoli dotati di particolare attrezzatura per il carico e il trasporto di materiali di impiego o di risulta dell’attività edilizia, stradale, di escavazione mineraria e materiali assimilati ovvero che completano, durante la marcia, il ciclo produttivo di specifici materiali per la costruzione edilizia; tali veicoli o complessi di veicoli possono essere adibiti a trasporti in eccedenza ai limiti di massa stabiliti nell’art. 62 e non superiori a quelli di cui all’art. 10, comma 8, e comunque nel rispetto dei limiti dimensionali fissati nell’art. 61. I mezzi d’opera devono essere, altresì, idonei allo specifico impiego nei cantieri o utilizzabili a uso misto su strada e
fuori strada.
2. Nel regolamento sono elencati, in relazione alle speciali attrezzature di cui sono muniti, i tipi di autoveicoli da immatricolare come autoveicoli per trasporti specifici ed autoveicoli per usi speciali.

A chi è consentito Viaggiare in soprannumero in Camper in relazione ai bambini?

L’articolo 169 comma 5 consente il soprannumero solo sulle autovetture e sugli autoveicoli adibiti al trasporto promiscuo di persone e cose che sono invece elencati nelle lettere A e C.

Così recita il Codice della strada

Art. 169. Trasporto di persone, animali e oggetti sui veicoli a motore.
5. Sulle autovetture (lettera A articolo 54 n.d.r.) e sugli autoveicoli adibiti al trasporto promiscuo di persone e cose (lettera C articolo 54 n.d.r.) è consentito il trasporto in soprannumero sui posti posteriori di due ragazzi di età inferiore a dieci anni a condizione che siano accompagnati da almeno un passeggero di età non inferiore ad anni sedici.

La conclusione è quindi scontata se noleggiate un camper o utilizzate il vostro, non rischiate mai di viaggiare in soprannumero in Camper perché le conseguenze in caso di incidente possono essere dolorose.

Vacanze a Bruxelles in Camper

Parigi, Vienna, Londra, Praga, Barcellona, Budapest: quando si tratta di scegliere il luogo in cui trascorrere il Capodanno, ecco le mete che vengono subito in mente.
Difficile invece che si prenda in considerazione Bruxelles, troppo spesso associata all’immagine di città istituzionale e un po’ noiosa, capitale dell’Unione Europea ma anche di un paese cuscinetto che nei secoli è stato il campo di battaglia preferito dei suoi più potenti vicini (Waterloo e le Ardenne, per fare un esempio, sono da queste parti).
E invece chi si avventura nelle sue strade rimane sorpreso di trovare una città multietnica, vivace e affascinante, che ha saputo amalgamare tradizione e modernità in una combinazione di sfarzosi edifici e caratteristici mercatini, singolari musei e fumose birrerie, con una popolazione cordiale e una dimensione umana che consente tranquillamente di muoversi a piedi.
Se non bastasse, è situata al centro di uno stato di modesta estensione dotato di una rete ferroviaria rapida ed efficiente, che la rende un’ottima base di partenza per almeno tre fughe di un giorno: Anversa, Bruges e Gand.

La città nella palude Che Bruxelles sia una città originale lo si percepisce subito all’uscita della stazione centrale, scorgendo le immagini di Tintin e del fedele cane Milou che campeggiano sulla cima di un palazzo.
Ma come, questa è la capitale dell’Europa e si viene accolti da un fumetto? Bruxelles, in effetti, vive di contrasti e contraddizioni: a iniziare dalla sua situazione linguistica che la vede capoluogo, ufficialmente bilingue, di una nazione divisa tra i fiamminghi a nord, che parlano una lingua simile all’olandese, e i valloni a sud, che parlano francese.
Questa condizione è resa ancora più complessa dalle nutrite comunità di immigrati africani, turchi e mediorientali, in un coacervo di idiomi e usanze che rendono la città simpatica a prima vista. Senza considerare che un quarto dei suoi abitanti è composto da diplomatici e funzionari delle istituzioni europee, fattore che porta a oltre il 30% la popolazione di origine straniera. Bruxelles significa letteralmente “paese nella palude”, e quello che stupisce a prima vista è di trovarsi in una città tutt’altro che linda e ordinata come la presenza degli uffici comunitari farebbe pensare.
Ma questo disordine, anziché risultare spiacevole, dà una sensazione di vitalità ed energia con i negozi etnici che si alternano ad aromatiche birrerie, l’odore del kebab che si mischia a quello dei cavolini di Bruxelles, il vociare di ragazzini arabi unito alla schioppettante parlata di un vecchio fiammingo con la pipa in bocca.
E’ quindi con un misto di curiosità e stupore che ci si dirige verso la città bassa, un tempo operaia e mercantile, in eterno e vitale contrasto con la città alta, ordinata residenza di nobili e benestanti. L’esuberante cuore storico si estende intorno al salotto buono di Bruxelles, a quella che viene considerata una delle piazze più eleganti del mondo: la Grand’Place.
Per raggiungerla ci si inoltra in un dedalo di stradine acciottolate i cui nomi rievocano le origini commerciali del quartiere, e improvvisamente la piazza si apre, incastonata tra gli edifici barocchi e neogotici delle antiche corporazioni dei mestieri con facciate dorate, colonne, timpani, fregi, in un delicato e sfarzoso merletto di decorazioni i cui motivi ornamentali e architettonici rimandano alle attività dei committenti: birrai, barcaioli, arcieri, carpentieri.
A dominare il tutto la mole del maestoso municipio gotico, con la sua torre a cuspidi e guglie di 96 metri che svetta altissima sulla piazza. In contrasto con tanta magnificenza, appena pochi passi per imbattersi nell’irriverente simbolo della città: il Manneken Pis, una piccola statua di bronzo che raffigura un bimbo nell’atto di fare pipì.
Lasciata la Grand’Place, è piacevole passeggiare nelle strette vie che la circondano, allontanandosi lentamente dalla zona più turistica per entrare in una Bruxelles vera, schietta, fatta di botteghe di artigiani e di brasserie, dove il solitario palazzetto barocco convive con fatiscenti case a schiera o con il bidone traboccante di rifiuti.
E nel pomeriggio, con i piedi indolenziti dalla lunga passeggiata, niente di meglio che rifugiarsi in una vecchia birreria di quelle frequentate dai bruxelloises, come la Taverne Greenwich di Rue des Chartreux: un’oasi di pace in stile art nouveau dove gustare un boccale fra giocatori di scacchi e impiegati che si concedono una trappista prima di rincasare.

Esposizioni universali Assaporata la traboccante vitalità della città bassa, è inevitabile dedicare un paio di giorni alla maestosa monumentalità di quella alta, con i suoi ampi viali fiancheggiati dalle residenze signorili, il palazzo reale, la mistica solennità della cattedrale gotica di San Michele Arcangelo e Santa Gudula, ma soprattutto con una serie di musei nei quali trascorrere ore piacevoli. Immancabile il Museo Reale delle Belle Arti, diviso nelle due sezioni di arte antica e moderna, che espone fra l’altro le opere dei figli prediletti di queste terre: Rubens, Bosch, van Eyck, Bruegel, Folon, Magritte.
Oppure il più originale Museo degli Strumenti Musicali, ospitato nel capolavoro in ferro battuto e ghisa dei magazzini liberty Old England (pochi sanno che Adolphe Sax, l’inventore del sassofono, era belga).
Da non perdere, poi, lo spassoso Centre Belge de la Bande Dessinée, ovvero il Museo del Fumetto, anche questo collocato in un vecchio edificio commerciale: si tratta dei magazzini Waucquez, progettati da Victor Horta nel 1906.
Il maestro del liberty seppe creare architetture di rara suggestione e bellezza, con una progettazione integrale che si estendeva dagli spazi esterni a quelli interni fino allo studio delle luci, degli arredi e perfino dell’oggettistica.
Andiamo allora a cercare, dopo aver curiosato fra le scintillanti vetrine di Avenue Louise, le cosiddette Case di Horta lungo l’itinerario art nouveau nei quartieri di Ixelles e Saint Gilles: dalla sinuosa eleganza della casa Tassel agli elementi metallici finemente lavorati della casa Solvay, dall’audace facciata della casa van Eetveldee per finire alla casa-museo Maison e Atelier Horta, realizzata come sua dimora personale e che, soprattutto all’interno, esprime tutto il genio creativo dell’architetto belga.

Tempi moderni Come Parigi ha la Torre Eiffel, Bruxelles ha l’Atomium: una poderosa e al tempo stesso aerea costruzione di 103 metri di altezza che rappresenta una molecola di ferro ingrandita 165 miliardi di volte, realizzata per l’Esposizione Universale del 1958. Situata all’interno del parco Heysel (tristemente noto perché nel 1985 trentanove tifosi perlopiù italiani morirono nel crollo di un settore del vicino stadio di calcio), è stata recentemente restaurata: si può passeggiarci sotto o anche salire all’interno, passando da una all’altra delle sfere di 18 metri di diametro e visitando le mostre ivi ospitate oppure mangiando nel ristorante situato in quella più alta, da cui il panorama della città si ammira dagli oblò.
Nei dintorni, fra l’altro, si trova un vasto parcheggio che risulta fra le migliori basi per la sosta con il v.r. Per finire, non si può mancare una visita alle svettanti architetture moderne del quartiere delle istituzioni europee.
Denso di vita durante la settimana lavorativa, si trasforma in una sorta di deserto in occasione di vacanze e festività, quando la grande massa degli eurocrati prende il volo verso casa. Alla vista un po’ surreale della Commissione e del Parlamento Europeo – un mostro di vetro che si è guadagnato il nomignolo di Caprice des Dieux per la somiglianza con il raffinato formaggio – conviene abbinare il Cinquantenaire, i cui vasti prati alberati salgono dolcemente verso il mastodontico arco di trionfo, realizzato nel 1880 per celebrare i cinquant’anni del Belgio indipendente.

Oltre Bruxelles Treni frequenti e poche decine di minuti di viaggio dalla Gare du Midi permettono di raggiungere agevolmente tre splendide città medioevali a nord della capitale. Sono centri che si sviluppano tutti in verticale, con gli svettanti campanili affusolati, le torri sottili e le facciate triangolari, testimoni della ricerca di una spiritualità che si proietta verso il cielo, ma anche della brama di una luce tutt’altro che abbondante nella stagione fredda.
Bruges, capoluogo delle Fiandre occidentali, si trova a 90 chilometri e 50 minuti di ferrovia da Bruxelles.
E’ probabilmente la città medioevale meglio conservata d’Europa, un delizioso borgo costruito sui canali dai quali si alzano case, mulini e opifici. Una presenza turistica sovrabbondante può rendere difficile apprezzarla in pieno, trasformando le strade in fiumane di folla: bisogna allora aspettare la sera – e durante l’inverno non ci vuole molto perché faccia buio – per attendere che la massa dei turisti riprenda la strada di casa e vivere così tutta la suggestione dell’immensa Markt, la piazza principale, che si accende delle luci della notte e delle facciate illuminate che si specchiano nei corsi d’acqua.

L’attesa può essere piacevolmente ingannata davanti a qualche boccale di birra nella fumosa e caratteristica t’Brugs Beertje in Kemelstraat 5, un piccolo e accogliente locale che propone ben duecento qualità di birra.
Ancora più vicino il capoluogo delle Fiandre orientali, Gand, ad appena mezz’ora di treno. Piccola, tranquilla e non meno seducente di Bruges ma sicuramente molto meno affollata, riserva una piacevolissima passeggiata fra Graslei e la Korenlei, considerate le strade più belle di tutta la Fiandra con i loro palazzi medioevali che si specchiano nell’acqua del vecchio porto, per poi addentrarsi nei meandri dell’austero castello di Gravensteen.
A pranzo ci si potrà fermare in una brasserie o anche da Soup Lounge in Zuivelbrugstraat 6, una sorta di fast food della minestra che serve ottime zuppe in tazze tutte differenti e immancabilmente sbeccate.
Anversa, capoluogo dell’omonima provincia, è a 53 chilometri e 50 minuti di treno da Bruxelles.
Adagiata su un’ansa della Schelda con il suo storico porto, la seconda città del Belgio è avvolta spesso in nebbie suggestive, con un raffinato nucleo antico – testimone del suo ruolo di baricentro dell’economia europea fra il XIV e il XVI secolo – che si sviluppa intorno al Grote Markt.

Andare a Salisburgo in Camper

Da Tarvisio basta percorrere in Camper 200 chilometri di comoda autostrada: un paio d’ore o poco più per ritrovarsi in una delle mete più frequentate della Mitteleuropa e, soprattutto, nel cuore di un territorio che sa offrire al turista (e a chi ci vive) un ventaglio di interessi con ben pochi eguali in tutto il continente.

Il nome, Salzburgerland, già ci suggerisce che lo splendido capoluogo è il filo conduttore di una visita in cui la grande cultura è il motivo principale, ma non sono da meno le tradizioni popolari gelosamente custodite e un ambiente naturale in cui immergersi con gli strumenti del pleinair.

Lungo la Salzach una volta giunti a Salisburgo, a breve distanza dal centro il parcheggio Mirabell accoglierà il v.r. anche per il pernottamento (dall’autunno alla primavera è l’unica struttura ad offrire questo servizio, essendo chiusi i pur ottimi campeggi nelle immediate vicinanze della città). Dopodiché, indossato un buon paio di scarpe o tirate giù le bici, potremo dedicarci con comodo alla visita.

Ad agevolare l’esplorazione urbana si rivela particolarmente utile la Salzburg Card, una tessera che dà diritto a viaggiare gratuitamente sui mezzi pubblici e comprende, a costo zero o ridotto, l’ingresso a decine di attrazioni e di raccolte espositive; basta ad esempio visitare le due case di Mozart e prendere la funicolare della fortezza di Hohensalzburg per ripagarne il prezzo.

Musei ce ne sono di tutti i tipi e per ogni gusto, dall’arte moderna del Rupertinum alle collezioni del Barockmuseum, dai giocattoli dello Spielzeugmuseum allo Stiegl’s Brauwelt in cui scoprire la storia della birra con tanto di degustazione conclusiva.

Ma il primo impatto rimane quello con la ricchissima veste monumentale della città, dominata dalla rocca che sorge in cima a una collinetta: dalla sommità del possente edificio, una delle più grandi costruzioni militari che il Medioevo abbia lasciato nell’Europa centrale, si gode una vista senza pari inquadrando tetti, campanili, torri e il sinuoso corso della Salzach.

Tra le numerose chiese spicca il duomo in forme barocche ma la cui fondazione risale all’anno 767; dell’VII secolo è anche l’abbazia benedettina di Sankt Peter, non lontano dalla quale si trova l’antico cimitero addossato alla parete rocciosa del Monchsberg. Il lusso della nobiltà trionfa nei castello di Mirabell e nell’Heilbrunn con i suoi giochi d’acqua, come pure nelle sale della Residenz in cui abitarono i vescovi fino all’Ottocento.

Dall’una all’altra tappa (indispensabile una buona guida per apprezzarle tutte) si passeggia con costante piacere lungo strade e piazze di un centro storico che ancora conserva la grazia e l’eleganza cinque-seicentesche.
Il circondario si può esplorare in camper, ma meglio ancora in sella alla due ruote per non avere l’assillo del parcheggio che spesso risulta difficile. L’estesa rete di piste ciclabili è un’ottima palestra all’aria aperta, con escursioni che si possono compiere in una giornata o anche solo in poche ore, raggiungendo numerosi luoghi d’interesse.
Un percorso tra i più godibili è quello che si snoda lungo l’argine della Salzach e in circa 6 chilometri giunge al bivio per Anthering: lo imboccheremo entrando in un bosco, inserito in una riserva naturale, dove è facile incontrare piccoli branchi di cinghiali con i loro cuccioli (l’ovvio consiglio è di rimanere sulla pista, come avvertono anche gli sguardi un po’ minacciosi dei maschi).

Si fatica un po’ a superare la collina dopo Anthering, ma saremo ripagati dalla vista sul fiume e sull’intera vallata mentre il tracciato si porta su stradine campestri che attraversano minuscoli villaggi.
A Obertrum, percorsi una ventina di chilometri dal punto di partenza, si ammirano l’alto campanile e la parrocchiale gotica per poi dirigersi sulle sponde dell’Obertrumer See.
La pista ora prosegue sulla striscia di terra che separa il lago dal vicino Grabensee e costeggia altresì il Mattsee con l’omonima cittadina.

Da qui inizia il rientro, risalendo in direzione di Schleedorf con altre splendide vedute paesaggistiche, si costeggia il Wallersee per un tratto e, superata Seekirchen, sempre seguendo la pista si fa ritorno a Salisburgo. In tutto sono circa 70 chilometri che, diluiti in un’intera giornata con varie soste, consentono di farsi un’ottima idea del territorio.

Storie di sale La Salzkammergutweg, il percorso tematico dei laghi salisburghesi, forma una specie di otto abbracciando i bacini a nord di Salisburgo e quelli ad est, che abbiamo appena visitato; poi si insinua nell’estremo lembo meridionale dell’Austria Superiore verso l’Hallstättersee. Ed è questa una tappa da non mancare, cominciando dalla cittadina di Hallstatt che da sola vale un paio di giorni di visita: con la sua rilassante passeggiata lungolago e le case abbarbicate sul fianco della montagna, ci ha catturato per la sua posizione, la tranquillità, le numerose opportunità turistiche (come la grotta di ghiaccio nel vicino villaggio di Obertraun e alcune funivie che salgono sui monti circostanti).

Ma uno dei motivi più avvincenti di questa cittadina è il suo remoto passato, legato all’estrazione del sale: una tradizione plurimillenaria che sembra permeare ogni angolo del territorio. “L’antico cimitero… ha fatto entrare Hallstatt nei libri di storia: i minatori celti hanno sotterrato nel leggero terriccio di questo prato i loro morti e i segni di una cultura legata agli scavi di salgemma, i cui inizi si perdono nel grigiore del tempo della pietra. Già i cacciatori del Neolitico erano saliti fino a questa zona inospitale attirati dalle fonti di acqua salsa e dalle pietre di sale, lasciando accette, cocci, tracce prive d’ornamento.

Ma tra il IX e il IV secolo avanti Cristo gli scavatori di salgemma avevano portato la loro cultura a una fioritura talmente stupenda che i ricercatori e gli archeologi dei nostri tempi hanno battezzato un’epoca intera, il periodo del passaggio in Europa dall’età del bronzo a quella del ferro, con il nome di questa stretta valle, luogo di ritrovamenti preziosi: l’epoca di Hallstatt”. Così lo scrittore Christoph Ransmayr riassume il fascino e il valore di una storia che travalica i confini locali per assumere rilevanza mondiale, come ha ratificato anche l’Unesco che ha dichiarato la zona di Hallstatt e Dachstein patrimonio dell’umanità.

A completare il quadro, nel museo cittadino si possono visitare ben 26 salette in cui vengono illustrate la geologia del posto, l’industria del sale e le presenze culturali dei Celti e del Romani, fino agli eventi degli ultimi secoli (tra cui un incendio divampato per l’imperizia della moglie del fornaio, che nella notte del 20 settembre 1750 divorò la città).
La vicina miniera di salgemma – visitabile dalla fine di aprile alla fine di ottobre – risulta essere la più antica del mondo ed è celebre anche per il ritrovamento, avvenuto nel 2002, della salma di uno scavatore sorpreso da una frana in epoca preistorica e perfettamente conservata proprio grazie al sale.

L’organizzazione fornisce l’abbigliamento e le attrezzature necessarie, mentre un divertente minatore-robot illustra le tecniche estrattive; l’unico neo è la mancanza di spiegazioni in lingue diverse dal tedesco, rendendo necessario prenotare in anticipo il servizio di guida in italiano.

L’ingresso della miniera si può raggiungere a piedi, in un’ora abbondante di salita che tuttavia consente di ammirare lo splendido paesaggio sottostante, oppure con una cremagliera che in breve tempo sale alla locanda alpina Rudolfsturm, un tempo baluardo a difesa dei giacimenti; la soluzione migliore è combinare l’andata in cabinovia con il ritorno a piedi.

La conoscenza di un altro aspetto dell’industria del sale (che ha impieghi non solo nella nutrizione ma anche nella sicurezza stradale, nella produzione di carta e tessili e persino nell’estrazione del petrolio, poiché serve a stabilizzare i fori delle trivelle) è offerta dalla bellissima escursione a piedi con partenza da Hallstatt e arrivo ad Ebensee sulle tracce dell'”oro bianco”.
Il minerale disciolto nell’acqua viene incanalato in una pipeline, che oggi è in materiale sintetico ma in origine era una conduttura di legno ottenuta unendo migliaia di tronchi fino a coprire una distanza di 42 chilometri.
Il liquido ha una salinità del 30% e, quando giunge ad Ebensee, viene riscaldato per far evaporare l’acqua e ricavarne nuovamente il sale.

Il percorso turistico, diviso in quattro tappe di una decina di chilometri l’una, parte dalle vicinanze della miniera e si snoda tra boschi, rocce scoscese, ruscelli, valli e lungo il fiume in un paesaggio tra i più affascinanti del Salisburghese, toccando cittadine come Bad Goisern e la già vista Bad Ischl e seguendo per alcuni tratti un’altra delle piste ciclabili della regione. Dopo questo lungo excursus nella storia sarà piacevole fare ritorno ad Hallstatt per gustarne ancora la serena atmosfera, passeggiando tra piazze e stradine e concedendosi una pausa di relax in uno dei suoi caffè, prima di riprendere la via della città di Mozart e salutare il Salzburgerland.

Vacanze a Vicenza in Camper

Vicenza è una città dai due volti, da un lato, è una moderna città industriale, che si colloca tra i capisaldi del mitico nord est. Dall’altro, è una città ricca di storia, segnata da un marchio prestigioso come quello del Palladio. L’aspetto industriale di Vicenza può essere descritto con pochi numeri: sono 85.000 le aziende presenti sul territorio, di queste oltre 1.200 sono dedicate all’antica attività delle lavorazioni artigianali dell’oro di cui ne trasformano un quantitativo superiore alle 200 tonnellate l’anno.

L’altra faccia di Vicenza si presenta con un biglietto da visita di tutto rispetto: dal 15 dicembre 1994, Vicenza è stata inserita nella lista dei beni patrimonio dell’umanità, nella quale risultano iscritti i ventitre monumenti Palladiani del centro storico e tre ville site al di fuori dell’antica cinta muraria, pure realizzate dal famoso architetto.

Nel 1996 il riconoscimento dell’UNESCO è stato esteso fino a includere anche le ville palladiane dell’intero territorio provinciale.
La città del palladio può dunque fregiarsi del titolo di patrimonio dell’umanità poiché come si legge nella motivazione “essa costituisce una realizzazione artistica eccezionale per i numerosi contributi architettonici di Andrea Palladio che, integrati in un tessuto storico, ne determinano il carattere d’insieme”.

La città e le opere del Palladio hanno inoltre esercitato una forte influenza sulla storia dell’architettura, dettando le regole dell’urbanesimo nella maggior parte dei paesi europei e del mondo intero.
Vicenza è una fra le più antiche città del veneto. Il cinquecento fu il suo secolo d’oro
il patriziato ricco, che già nel periodo della Rinascenza aveva cominciato ad edificare bei palazzi, nel secolo XVI arricchì la città di magnifici monumenti architettonici dovuti in gran parte, ad Andra Palladio, uno fra i più grandi architetti del 500 ed ai suoi discepoli e continuatori.

Andrea Palladio è oggi unanimemente riconosciuto come il più importante architetto che il mondo occidentale abbia mai prodotto. Negli ultimi anni, il declino del movimento modernista in architettura ha generato un nuovo interesse per lo stile classico e per le opere del Palladio. Sparse nel Vicentino e nel Veneto a testimonianza della sua arte, decine di magnifiche ville e di sontuosi edifici sono il testamento imperituro del suo genio architettonico.

In tutto il mondo occidentale vi sono centinaia di migliaia di abitazioni, di edifici pubblici e di chiese dalla facciata simmetrica, con semicolonne sormontate da un frontone, che derivano dai progetti di Andra Palladio.
Fra i monumenti più significativi scaturiti dal genio del Palladio segnaliamo il Teatro Olimpico di Vicenza simbolo maestoso e pregiatissimo dell’arte architettonica palladiana e il più antico teatro coperto esistente al mondo.
Al suo interno il visitatore non può rimanere indifferente: attorno a lui si erge uno dei maggiori capolavori di tutti i tempi.
Nel 1580, l’Accademia Olimpica di Vicenza, circolo culturale aristocratico, diede incarico ad Andrea Palladio di progettare uno spazio per rappresentazioni e cerimonie.

Il Palladio completò il progetto del teatro ma non fece in tempo a portare a termine la realizzazione che fu affidata all’architetto vicentino Vincenzo Scamozzi.

LE VILLE DELLA PROVINCIA DI VICENZA

Lungo le strade della provincia di Vicenza, qualche volta invisibili all’affrettato viaggiatore, vi sono edifici che testimoniano i tempi passati in cui l’abitare e il trascorrere le ore in casa e in campagna procurava gioia intensa: le Ville Vicentine.
Alcune di uno splendore incomparabile, altre di modesta fattura, alcune superbamente ricomposte nella loro originale bellezza, altre cadenti con i segni del tempo e del degrado, costituiscono l’originale diversità della provincia di Vicenza.

Tra i molti itinerari possibili, abbiamo scelto quello che ha come meta i Colli Berici.
Partendo da Vicenza, la prima tappa ci porta a Montecchio Maggiore e alla Villa Cordellina Lombardi progettata dall’architetto Giorgio Massari, con evidente ispirazione a schemi Palladiani. Si prosegue per Sarego dove si trova Villa da Porto, detta “la favorita” opera dell’architetto Muttoni e si arriva, passando in mezzo a rigogliosi vigneti, alla principale località della zona: Lonigo, sede del consorzio di tutela dei vini DOC dei colli Berici.

Sopra un’altura che domina la cittadina, s’offre imponente alla visuale Villa Pisani detta la “rocca pisana”, opera di Scamozzi del 1576. Ad essa si accede attraverso una stradina in salita che ne aumenta il fascino man mano che ci si avvicina: lineare e priva di decorazioni, la villa si presenta come un solido cubo ora severo nei lati chiusi, ora più gentile nella facciata centrale animata da sei colonne che s’apre verso lo spazio e la natura circostante con una grandiosa scalinata.

Sempre a Longino, ma più in basso, ci aspetta l’elegante centro storico: Palazzo Pisani, costruzione rinascimentale del 1557, la quattrocentesca chiesa di Santa Maria dei Miracoli il bel teatro comunale, le fanno da nobile cornice.
Ancora generosi vitigni e rigogliose colture di accompagnano sino alla prossima meta, Bagnolo di Lonigo, per ammirare un altro gioiello Palladiano: Villa Pisani Bonetti.
Dei due monumentali prospetti venne realizzato solamente quello verso il fiume Guà. Il salone centrale, collegato con l’ingresso attraverso una serie di volte ed inondato dalla luce proveniente dalla finestra terminale, costituisce una delle soluzioni architettoniche più felici del nostro autore.

In un susseguirsi di prati verdi e di dolci pendii, che in autunno si ammantano di strepitosi colori, ecco apparire in tutta la sua imponenza, in quel di Orgiano, Villa Fracanzan Piovene, felice invenzione dell’architetto Muttoni(1710).
Essa è resa celebre dal grandioso avancorpo centrale che ne esalta la natura barocca, dalla ricercatezza delle decorazioni e, in particolare dalla famosa cucina con l’acquaio in marmo rosso.

Le prossime tappe sono Poiana Maggiore (Villa Poiana) e Noventa Vicentina (Villa Barbarigo Loredam), si prosegue per Agugliaro (Villa dal Verme), Mossano (Villa Pigafetta Araldi Camerini) e per Costozza di Longare (Villa Trento Valmarana d’Areberg Carli, Villa da Schio, Villa Eolia).
Si rientra infine a Vicenza, dove meritano una sosta la Villa Almerico Capra Valmarana, detta “la rotonda”, senz’altro l’opera più notevole del palladio, e villa Valmarana ai nani, un complesso di fabbricati opera dell’architetto Francesco Mattoni.

DOVE SOSTARE A VICENZA IN CAMPER

Camping Vicenza, Strada Pelosa 239 – 36100 Vicenza Tel. 0444 582311
Camping Riviera Via Oxabech – 36010 Asiago Roana (Vicenza) Tel. 0424 66344
Camping Ekar Asiago Loc. Ekar, Strada della Fratellanza – 36012 Asiago Ekar (Vicenza) Tel. 0424 455157
Campeggio Amabile, Tonezza del Cimone tel 0445749108
Camping Club Cerbaro Schio tel 0445 635086
Campeggio Malga Lora. Loc. Malgalora “Gazza” – 36076 Recoaro Terme (Vicenza) Tel. 0445 75970
Campeggio Fanton, Via Recoaro 1000 – 36076 Recoaro Terme (Vicenza) Tel. 0445 77139

Scheggino, camper e rafting in Valnerina

Un week end che abbina camper e rafting in Valnerina, nel fiume Nera, a Scheggino in provincia di Perugia.

Nel silenzio terso della valle si sente imperiosa una voce: “tutti avanti”, “destra indietro”, “sinistra fermi”.
È la voce della guida di rafting che impartisce i comandi all’equipaggio del gommone, che scivola là dietro la riva del fiume rigogliosa di alberi.
Sono allegri, stanno scendendo il fiume Nera seguendone la corrente dal ponte di Vallo di Nera, alto su un colle, a Scheggino, disteso in una piana dove si trova la base nautica Activo Park, la guida timona, decide la rotta e dice come pagaiare, gli altri, adulti e bambini, in tutta sicurezza provano l’ebrezza di una piccola avventura fluviale, le acque del Nera sono veloci ma non tumultuose e spumeggianti, limpide e fresche, anche in estate sono adatte a un rafting divertente per tutte le eta.
Per una discesa più emozionante, per chi ha già un pò di esperienza c’è il vicino fiume Corno, che all’altezza di Triponzo si getta nel Nera, fra le fronde della bassa riva si intravedono i borghi fortificati, un tempo parte di un sistema difensivo e di controllo della valle, spesso osservati solo da lontano come elementi del paesaggio.
scorrendo col gommone si insinua il desiderio di vedere da dentro ciò che si è visto da fuori.
Il biglietto da visita di questo paese è nel cartello che accoglie il visitatore lungo la strada: “Vallo di Nera. Uno dei borghi più belli d’Italia”.
È anche uno dei balconi più belli della Valnerina, da cui si ammirano incantevoli panorami e vastissime fughe di cime.
Il borgo su fondato ne 1217 grazie a una concessione della città di Spoleto e conserva l’assetto medievale nella cinta muraria turrita, nell’impianto urbanistico assai compatto a pianta ellittica, nelle porte di accesso e negli stretti vicoli, dove le auto non passano per l’esiguità dello spazio.
Il dedalo di vicoli si apre su piazzette dove l’arte romanica ha eretto chiese inattese per la loro bellezza, non immaginabile in un posto così piccolo.
Punto d’arrivo della discesa in rafting, Scheggino si distende in lieve pendio sulla riva sinistra del fiume e si innalza bruscamente con i ruderi della torre di avvistamento e tratti della cinta muraria, memorie del castello edificato nella seconda metà del 200.
Monumento principale è la chiesa di S. Nicola con un bel portico d’ingresso e interni affrescati.
Fra palazzi signorili, le pietre del borgo vibrano di archetti, finestrelle, logge, mensole e vicoli.
Oltre la porta la prospettiva cambia completamente, inizia il parco di Valcasana, un’area di acque sorgive e di ricca vegetazione che ospita un laghetto per la pesca e varie strutture turistico sportive.
L’antica strada che dalla Porta Valcasana si allunga fra i monti del massiccio del Coscerno costituisce un itinerario escursionistico di grande interesse ambientale e storico, inizialmente facile e poi più impegnativo verso luoghi dove la parola tempo non si coniuga con fretta, ma con sapere conoscere gustare, osservare e dove esiste il piacere di guardare lontano di mescolarsi in mezzo ai monti, senza la paura di perdersi.

INFORMAZIONI UTILI

Come arrivare: dall’autostrada A1, uscire a Orte quindi proseguire per Terni, dove si imbocca la strda provinciale 209 che attraversa la Valnerina.
Percorrendo la strada statale 3, Via Flaminia, a Spoleto uscire per Cascia-Norcia finchè non si incrocia la SP 209.
Dall’autostrada A14, a Macerata deviare per Tolentino e proseguire fino alla deviazione per Visso, dove si incrocia la SP 209.

COSA VEDERE:

Da un capo all’altro della Valnerina ci sono tante occasioni per visitare il territorio.
Preci:Abbazia di S. Eutizio, fondata nel secolo V, ospita un piccolo museo di reperti legati alla Scuola Chirurgica.
Ferentilli: sotto la chiesa di Santo Stefano, in una cripta conserva numerosi corpo mummificati in modo naturale (visita solo guidata).
S.Anatolia di Narco: abbazia di S.Felice di Narco, del XII secolo, un bell’esempio di architettura umbra.

COSA COMPRARE:

Sono i prodotti tipici gastronomici a offrirsi come souvenir della Valnerina.

DOVE sostare in Camper

Scheggino, ampio parcheggio fra il fiume nera e l’area turistico-sportiva di Valcasana.
Vallo di Nera: parcheggio sul colle ai piedi del nucleo antico.
Preci: cempeggio presso il centro agri Il Collaccio (www.ilcollaccio.com).
Ferentillo:camper service in località Precetto, all’inizio di via delle Macchie; sosta presso l’agriturismo Le Due Querce.

INFO

Comune di Vallo di Nera 0743-616143 , Comune di Scheggino, tel. 0743-623232.

Agriturismo Mulino di Culmolle, frazione Poggio alla Lastra – Santa Sofia, elettricità
In area autorizzata e/o piscina comunale

Activo Pack: Rafting sul Fiume Nera e sul Fiume Corno, Softair, escursioni in Mountain Bike sui sentieri della Valnerina

Quelli dei Camper Noleggio e Vendita • Strada Consolare San Marino 52, 47924 Rimini (RN)
tel/fax +39 0541 751111info@quellideicamper.it

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