Viaggi in camper: breve itinerario della regione Marche
Tra mare e città, in camper nella Regione Marche. Alla scoperta di Urbino, Genga, Matelica, Recanati, Parco Nazionale dei Monti Sibillini e molte altre località.
Riportiamo alcune idee per i vostri Viaggi in Camper, prese dalle nostre vacanze e da idee dei nostri amici e clienti che hanno noleggiato un camper con noi. Destinazioni in Italia e all’estero da fare in famiglia o con gli amici. I vostri amici camperisti Claudia e Massimo, Quelli dei Camper.
Tra mare e città, in camper nella Regione Marche. Alla scoperta di Urbino, Genga, Matelica, Recanati, Parco Nazionale dei Monti Sibillini e molte altre località.
Nord, Sud, mare, monte, lago, scopriamo insieme alcune destinazioni da raggiungere durante l’autunno. In camper, ovviamente.
Vacanze siciliane in camper: scopri cosa visitare e dove sostare. E trova, soprattutto, il camper giusto con cui affrontare il tuo viaggio.
Dove andare in vacanza in camper quest’estate? Lo abbiamo chiesto ad alcuni amici camperisti che ci hanno svelato le loro destinazioni per l’estate 2021.
Un’assicurazione per proteggere le tue vacanze in camper e coprire i costi in caso di malattia e quarantena, scopri di più.
Scarica il listino 2021 e scopri le offerte riservate agli amanti dei viaggi in camper.
Il dubbio che nasce spontaneo è se siamo in regola con il codice della strada, ma visto che due dei quattro bambini hanno meno di 10 anni ci rassicuriamo dicendoci “ma certo perché la legge dice che si possono trasportare un numero di persone pari a quelle omologate più due bambini sotto i dieci anni“.
È vero che il codice della strada al comma 5 dell’articolo 169 consente di Viaggiare in soprannumero in Camper, ma solo per i veicoli individuati nelle lettere “A” e “C” dell’articolo 54 del codice della strada, mentre l’autocaravan è definito alla lettera “M”. Vediamo nello specifico cosa dice il codice dalla strada.
1. Gli autoveicoli sono veicoli a motore con almeno quattro ruote, esclusi i motoveicoli, e si distinguono in:
a) autovetture: veicoli destinati al trasporto di persone, aventi al massimo nove posti, compreso quello del conducente;
b) autobus: veicoli destinati al trasporto di persone equipaggiati con più di nove posti compreso quello del conducente;
c) autoveicoli per trasporto promiscuo: veicoli aventi una massa complessiva a pieno carico non superiore a 3,5 t o 4,5 t se a trazione elettrica o a batteria, destinati al trasporto di persone e di cose e capaci di contenere al massimo
nove posti compreso quello del conducente;
d) autocarri: veicoli destinati al trasporto di cose e delle persone addette all’uso o al trasporto delle cose stesse;
e) trattori stradali: veicoli destinati esclusivamente al traino di rimorchi o semirimorchi;
f) autoveicoli per trasporti specifici: veicoli destinati al trasporto di determinate cose o di persone in particolari condizioni, caratterizzati dall’essere muniti permanentemente di speciali attrezzature relative a tale scopo;
g) autoveicoli per uso speciale: veicoli caratterizzati dall’essere muniti permanentemente di speciali attrezzature e destinati prevalentemente al trasporto proprio. Su tali veicoli è consentito il trasporto del personale e dei materiali connessi col ciclo operativo delle attrezzature e di persone e cose connesse alla destinazione d’uso delle attrezzature stesse;
h) autotreni: complessi di veicoli costituiti da due unità distinte, agganciate, delle quali una motrice. Ai soli fini della applicazione dell’art. 61, commi 1 e 2, costituiscono un’unica unità gli autotreni caratterizzati in modo permanente da particolari attrezzature per il trasporto di cose determinate nel regolamento.
In ogni caso se vengono superate le dimensioni massime di cui all’art. 61, il veicolo o il trasporto è considerato eccezionale;
i) autoarticolati: complessi di veicoli costituiti da un trattore e da un semirimorchio;
l) autosnodati: autobus composti da due tronconi rigidi collegati tra loro da una sezione snodata. Su questi tipi di veicoli i compartimenti viaggiatori situati in ciascuno dei due tronconi rigidi sono comunicanti. La sezione snodata permette la libera circolazione dei viaggiatori tra i tronconi rigidi. La connessione e la disgiunzione delle due parti possono essere effettuate soltanto in officina;
m) autocaravan: veicoli aventi una speciale carrozzeria ed attrezzati permanentemente per essere adibiti al trasporto e all’alloggio di sette persone al massimo, compreso il conducente;
n) mezzi d’opera: veicoli o complessi di veicoli dotati di particolare attrezzatura per il carico e il trasporto di materiali di impiego o di risulta dell’attività edilizia, stradale, di escavazione mineraria e materiali assimilati ovvero che completano, durante la marcia, il ciclo produttivo di specifici materiali per la costruzione edilizia; tali veicoli o complessi di veicoli possono essere adibiti a trasporti in eccedenza ai limiti di massa stabiliti nell’art. 62 e non superiori a quelli di cui all’art. 10, comma 8, e comunque nel rispetto dei limiti dimensionali fissati nell’art. 61. I mezzi d’opera devono essere, altresì, idonei allo specifico impiego nei cantieri o utilizzabili a uso misto su strada e
fuori strada.
2. Nel regolamento sono elencati, in relazione alle speciali attrezzature di cui sono muniti, i tipi di autoveicoli da immatricolare come autoveicoli per trasporti specifici ed autoveicoli per usi speciali.
L’articolo 169 comma 5 consente il soprannumero solo sulle autovetture e sugli autoveicoli adibiti al trasporto promiscuo di persone e cose che sono invece elencati nelle lettere A e C.
Art. 169. Trasporto di persone, animali e oggetti sui veicoli a motore.
5. Sulle autovetture (lettera A articolo 54 n.d.r.) e sugli autoveicoli adibiti al trasporto promiscuo di persone e cose (lettera C articolo 54 n.d.r.) è consentito il trasporto in soprannumero sui posti posteriori di due ragazzi di età inferiore a dieci anni a condizione che siano accompagnati da almeno un passeggero di età non inferiore ad anni sedici.
Parigi, Vienna, Londra, Praga, Barcellona, Budapest: quando si tratta di scegliere il luogo in cui trascorrere il Capodanno, ecco le mete che vengono subito in mente.
Difficile invece che si prenda in considerazione Bruxelles, troppo spesso associata all’immagine di città istituzionale e un po’ noiosa, capitale dell’Unione Europea ma anche di un paese cuscinetto che nei secoli è stato il campo di battaglia preferito dei suoi più potenti vicini (Waterloo e le Ardenne, per fare un esempio, sono da queste parti).
E invece chi si avventura nelle sue strade rimane sorpreso di trovare una città multietnica, vivace e affascinante, che ha saputo amalgamare tradizione e modernità in una combinazione di sfarzosi edifici e caratteristici mercatini, singolari musei e fumose birrerie, con una popolazione cordiale e una dimensione umana che consente tranquillamente di muoversi a piedi.
Se non bastasse, è situata al centro di uno stato di modesta estensione dotato di una rete ferroviaria rapida ed efficiente, che la rende un’ottima base di partenza per almeno tre fughe di un giorno: Anversa, Bruges e Gand.
La città nella palude Che Bruxelles sia una città originale lo si percepisce subito all’uscita della stazione centrale, scorgendo le immagini di Tintin e del fedele cane Milou che campeggiano sulla cima di un palazzo.
Ma come, questa è la capitale dell’Europa e si viene accolti da un fumetto? Bruxelles, in effetti, vive di contrasti e contraddizioni: a iniziare dalla sua situazione linguistica che la vede capoluogo, ufficialmente bilingue, di una nazione divisa tra i fiamminghi a nord, che parlano una lingua simile all’olandese, e i valloni a sud, che parlano francese.
Questa condizione è resa ancora più complessa dalle nutrite comunità di immigrati africani, turchi e mediorientali, in un coacervo di idiomi e usanze che rendono la città simpatica a prima vista. Senza considerare che un quarto dei suoi abitanti è composto da diplomatici e funzionari delle istituzioni europee, fattore che porta a oltre il 30% la popolazione di origine straniera. Bruxelles significa letteralmente “paese nella palude”, e quello che stupisce a prima vista è di trovarsi in una città tutt’altro che linda e ordinata come la presenza degli uffici comunitari farebbe pensare.
Ma questo disordine, anziché risultare spiacevole, dà una sensazione di vitalità ed energia con i negozi etnici che si alternano ad aromatiche birrerie, l’odore del kebab che si mischia a quello dei cavolini di Bruxelles, il vociare di ragazzini arabi unito alla schioppettante parlata di un vecchio fiammingo con la pipa in bocca.
E’ quindi con un misto di curiosità e stupore che ci si dirige verso la città bassa, un tempo operaia e mercantile, in eterno e vitale contrasto con la città alta, ordinata residenza di nobili e benestanti. L’esuberante cuore storico si estende intorno al salotto buono di Bruxelles, a quella che viene considerata una delle piazze più eleganti del mondo: la Grand’Place.
Per raggiungerla ci si inoltra in un dedalo di stradine acciottolate i cui nomi rievocano le origini commerciali del quartiere, e improvvisamente la piazza si apre, incastonata tra gli edifici barocchi e neogotici delle antiche corporazioni dei mestieri con facciate dorate, colonne, timpani, fregi, in un delicato e sfarzoso merletto di decorazioni i cui motivi ornamentali e architettonici rimandano alle attività dei committenti: birrai, barcaioli, arcieri, carpentieri.
A dominare il tutto la mole del maestoso municipio gotico, con la sua torre a cuspidi e guglie di 96 metri che svetta altissima sulla piazza. In contrasto con tanta magnificenza, appena pochi passi per imbattersi nell’irriverente simbolo della città: il Manneken Pis, una piccola statua di bronzo che raffigura un bimbo nell’atto di fare pipì.
Lasciata la Grand’Place, è piacevole passeggiare nelle strette vie che la circondano, allontanandosi lentamente dalla zona più turistica per entrare in una Bruxelles vera, schietta, fatta di botteghe di artigiani e di brasserie, dove il solitario palazzetto barocco convive con fatiscenti case a schiera o con il bidone traboccante di rifiuti.
E nel pomeriggio, con i piedi indolenziti dalla lunga passeggiata, niente di meglio che rifugiarsi in una vecchia birreria di quelle frequentate dai bruxelloises, come la Taverne Greenwich di Rue des Chartreux: un’oasi di pace in stile art nouveau dove gustare un boccale fra giocatori di scacchi e impiegati che si concedono una trappista prima di rincasare.
Esposizioni universali Assaporata la traboccante vitalità della città bassa, è inevitabile dedicare un paio di giorni alla maestosa monumentalità di quella alta, con i suoi ampi viali fiancheggiati dalle residenze signorili, il palazzo reale, la mistica solennità della cattedrale gotica di San Michele Arcangelo e Santa Gudula, ma soprattutto con una serie di musei nei quali trascorrere ore piacevoli. Immancabile il Museo Reale delle Belle Arti, diviso nelle due sezioni di arte antica e moderna, che espone fra l’altro le opere dei figli prediletti di queste terre: Rubens, Bosch, van Eyck, Bruegel, Folon, Magritte.
Oppure il più originale Museo degli Strumenti Musicali, ospitato nel capolavoro in ferro battuto e ghisa dei magazzini liberty Old England (pochi sanno che Adolphe Sax, l’inventore del sassofono, era belga).
Da non perdere, poi, lo spassoso Centre Belge de la Bande Dessinée, ovvero il Museo del Fumetto, anche questo collocato in un vecchio edificio commerciale: si tratta dei magazzini Waucquez, progettati da Victor Horta nel 1906.
Il maestro del liberty seppe creare architetture di rara suggestione e bellezza, con una progettazione integrale che si estendeva dagli spazi esterni a quelli interni fino allo studio delle luci, degli arredi e perfino dell’oggettistica.
Andiamo allora a cercare, dopo aver curiosato fra le scintillanti vetrine di Avenue Louise, le cosiddette Case di Horta lungo l’itinerario art nouveau nei quartieri di Ixelles e Saint Gilles: dalla sinuosa eleganza della casa Tassel agli elementi metallici finemente lavorati della casa Solvay, dall’audace facciata della casa van Eetveldee per finire alla casa-museo Maison e Atelier Horta, realizzata come sua dimora personale e che, soprattutto all’interno, esprime tutto il genio creativo dell’architetto belga.
Tempi moderni Come Parigi ha la Torre Eiffel, Bruxelles ha l’Atomium: una poderosa e al tempo stesso aerea costruzione di 103 metri di altezza che rappresenta una molecola di ferro ingrandita 165 miliardi di volte, realizzata per l’Esposizione Universale del 1958. Situata all’interno del parco Heysel (tristemente noto perché nel 1985 trentanove tifosi perlopiù italiani morirono nel crollo di un settore del vicino stadio di calcio), è stata recentemente restaurata: si può passeggiarci sotto o anche salire all’interno, passando da una all’altra delle sfere di 18 metri di diametro e visitando le mostre ivi ospitate oppure mangiando nel ristorante situato in quella più alta, da cui il panorama della città si ammira dagli oblò.
Nei dintorni, fra l’altro, si trova un vasto parcheggio che risulta fra le migliori basi per la sosta con il v.r. Per finire, non si può mancare una visita alle svettanti architetture moderne del quartiere delle istituzioni europee.
Denso di vita durante la settimana lavorativa, si trasforma in una sorta di deserto in occasione di vacanze e festività, quando la grande massa degli eurocrati prende il volo verso casa. Alla vista un po’ surreale della Commissione e del Parlamento Europeo – un mostro di vetro che si è guadagnato il nomignolo di Caprice des Dieux per la somiglianza con il raffinato formaggio – conviene abbinare il Cinquantenaire, i cui vasti prati alberati salgono dolcemente verso il mastodontico arco di trionfo, realizzato nel 1880 per celebrare i cinquant’anni del Belgio indipendente.
Oltre Bruxelles Treni frequenti e poche decine di minuti di viaggio dalla Gare du Midi permettono di raggiungere agevolmente tre splendide città medioevali a nord della capitale. Sono centri che si sviluppano tutti in verticale, con gli svettanti campanili affusolati, le torri sottili e le facciate triangolari, testimoni della ricerca di una spiritualità che si proietta verso il cielo, ma anche della brama di una luce tutt’altro che abbondante nella stagione fredda.
Bruges, capoluogo delle Fiandre occidentali, si trova a 90 chilometri e 50 minuti di ferrovia da Bruxelles.
E’ probabilmente la città medioevale meglio conservata d’Europa, un delizioso borgo costruito sui canali dai quali si alzano case, mulini e opifici. Una presenza turistica sovrabbondante può rendere difficile apprezzarla in pieno, trasformando le strade in fiumane di folla: bisogna allora aspettare la sera – e durante l’inverno non ci vuole molto perché faccia buio – per attendere che la massa dei turisti riprenda la strada di casa e vivere così tutta la suggestione dell’immensa Markt, la piazza principale, che si accende delle luci della notte e delle facciate illuminate che si specchiano nei corsi d’acqua.
L’attesa può essere piacevolmente ingannata davanti a qualche boccale di birra nella fumosa e caratteristica t’Brugs Beertje in Kemelstraat 5, un piccolo e accogliente locale che propone ben duecento qualità di birra.
Ancora più vicino il capoluogo delle Fiandre orientali, Gand, ad appena mezz’ora di treno. Piccola, tranquilla e non meno seducente di Bruges ma sicuramente molto meno affollata, riserva una piacevolissima passeggiata fra Graslei e la Korenlei, considerate le strade più belle di tutta la Fiandra con i loro palazzi medioevali che si specchiano nell’acqua del vecchio porto, per poi addentrarsi nei meandri dell’austero castello di Gravensteen.
A pranzo ci si potrà fermare in una brasserie o anche da Soup Lounge in Zuivelbrugstraat 6, una sorta di fast food della minestra che serve ottime zuppe in tazze tutte differenti e immancabilmente sbeccate.
Anversa, capoluogo dell’omonima provincia, è a 53 chilometri e 50 minuti di treno da Bruxelles.
Adagiata su un’ansa della Schelda con il suo storico porto, la seconda città del Belgio è avvolta spesso in nebbie suggestive, con un raffinato nucleo antico – testimone del suo ruolo di baricentro dell’economia europea fra il XIV e il XVI secolo – che si sviluppa intorno al Grote Markt.