Saturnia e dintorni in Camper

Pitigliano:
Pitigliano si trova sulla S.S. 74 il paese si svela agli occhi del turista in tutto il suo fascino mostrando l’imponente cinta muraria e lo splendido acquedotto. Arrivando a Pitigliano, prima del ponte sul Meleta troveremo un cartello che indica la necropoli del Gradone, per raggiungerla non ci basterà far altro che svoltare a destra su una stradina sterrata prima del ponte. Una volta a Pitigliano accederemo al centro storico dalla porta che si trova
in piazza Petruccioli.
Costeggiando l’acquedotto verso sinistra si raggiunge l’ingresso della Fortezza Orsini. Grazie alle ristrutturazioni del XVI secolo eseguite da Antonio da Sangallo il giovane, la fortezza ha mantenuto il suo originale aspetto cinquecentesco.
Al suo interno potremo ammirare il Museo diocesano ed il Museo Archeologico Comunale.
In piazza Gregorio VII troveremo la cattedrale settecentesca ed un monumento dedicato agli Orsini.
La nostra visita a Pitigliano continua spostandoci in via Generale Orsini dí dove raggiungeremo la chiesa, in stile romanico, di Santa Maria che si presuppone di origini duecentesche.
Per dare uno sguardo alla cinta muraria più antica bisogna attraversare Porta di Sovana, appena all’esterno potremo riconoscere i resti di mura forse di origine Etrusca.
Vi segnaliamo inoltre il cosiddetto Parco Orsini su Poggio Strozzoni che conserva ancora statue e sedili rupestri per la verità un po’ difficili da individuare a causa della folta vegetazione.

IL QUARTIERE EBRAICO
L’insediamento della comunità ebraica nel paese di Pitigliano avvenne nella seconda metà del XVI sec. sotto la protezione dei conti Orsini. Con il successivo passaggio della contea di al Granducato di Toscana di Cosimo II° dei Medici (1608), la situazione mutò radicalmente ed iniziarono gli anni difficili con la chiusura nel ghetto, la discriminazione e l’emarginazione che
perdurarono fino al 1765.
II tempio ebraico, ubicato nel quartiere ebraico nel Vicolo Manin, è stato fondato nel 1598, ha subito alcuni interventi dopo la metà dei ‘700 che prevederono la sovrapposizione di stucchi in rococò, ed infine dopo l’ultima ristrutturazione avvenuta nel 1995 ha riscoperto l’antica espressione classica.
Al suo interno si può visitare l’arredo sacro con l’Aron sulla parete di fondo e al centro la Tevà.
Inoltre numerosi lampadari pendono dal soffitto ornato con scritte bibliche o epigrafi di speciali eventi.
Nella parte superiore, dietro una balaustra intarsiata in legno, si trova il matroneo riservato alle donne mentre nella parte inferiore si trova il locale per il Bagno rituale e, scavati nella roccia, la Macelleria casher e il Forno delle azzime.
È possibile visitare la Sinagoga nel seguente orario : 10-13; 15-17 (chiuso il lunedì e il sabato).
Per informazioni: Comune di Pitigliano, tel. 0564 616322; fax 0564 616738

STORIA DI SATURNIA
Antichissima città dalle origini misteriose, deve il suo nome al dio Saturno figlio di Urano e signore degli dei fino a quando uno dei suoi figli non lo avesse spodestato.
La moglie di Saturno, Gea, ogni anno gli dava un figlio che egli stesso, per essere sicuro di annientarlo, lo uccideva mangiandolo vivo.
Quanto continuò quell’orribile banchetto, non è dato sapere, ma un giorno Gea mise al mondo Zeus e lo nascose in una grotta del monte Ida nell’isola di Creta: e così si compirono le profezie, secondo le quali Zeus divenne il nuovo signore dell’Olimpo.
La leggenda vuole che Saturnia, sorta dalle mani stesse del Dio, fosse addirittura la prima città Italica; tuttavia le prime testimonianze di vita attualmente ritrovate, risalgono alla seconda metà dei VIII a.C. come testimoniato dai sepolcreti etruschi scoperti in loc. “Sede di Carlo”. Nel 280 a.C. fu conquistata dai romani. Nell’82 a.C.
Ospitò Mario e fu devastata per rappresaglia dai Sillani. Nel Medioevo, le sue misteriose origini, e la particolarità delle sue sorgenti solforose propiziarono molte leggende.
Si narrava che il diavolo uscisse da qui quando lasciava gli inferi, il
territorio veniva descritto come un luogo dal quale sgorgavano acque stregate, che andavano a depositarsi in pozze fumanti e bollenti, diffondendo nell’aria un acuto odore satanico (zolfo).
Le cronache del tempo ricordano convegni di maghi e di streghe, sortilegi e riti sabbatici.
Nel medioevo conobbe le incursioni saracene.
Caduta nelle mani dei senesi, divenne covo di cospiratori e per questo la stessa Siena la distrusse completamente.
Le terme dalle quali sgorga un’acqua sulfurea alla temperatura di 37° particolarmente gradevole e benefica, sono oggi conosciute in tutto il mondo, ma ebbero una prima struttura organizzativa soltanto nel 1865, quando Bernardino Ciacci provvide a bonificare il terreno della fonte e costruì un efficiente stabilimento termale.

VISITA ALLA CITTA’
Come si raggiunge: percorrendo la S.S. 74 che si stacca dall’Aurelia ad Albinia, seguire sempre le indicazioni Manciano, e arrivati in paese si prosegue per la S.S. 322 che porta a Montemerano e
proseguire poi in direzione Saturnia.
Adesso siamo pronti per iniziare il nostro itinerario cittadino: arrivati in Piazza Vittorio Veneto scopriremo nei giardini e davanti al ristorante iscrizioni e frammenti architettonici tardorepubblicani e imperiali.
Da sottolineare che tutti gli edifici rinvenuti appartengono alle varie fasi
di vita della città (tardo-etrusca, romano e tardo medievale). All’angolo sud della città c’è la Rocca che ci appare come un edificio ricostruito di recente, probabilmente sotto la dominazione senese (‘400), di pianta rettangolare con due torri rotonde su base a scarpata.
Sfortunatamente la nostra analisi si interrompe qui perchè questo edificio appartiene a privati e quindi non è visitabile. Si continua la nostra passeggiata per via della Chiesa, da qui raggiungiamo la strada basolata romana (via Clodia) sulla quale attraverseremo Porta Romana, subito fuori la porta potete scorgere i resti dell’originario muro della colonnina 183 a.C. incastonato nei rifacimenti medievali.
In via Aldobrandeschi si possono ammirare incastrati sul piano stradale una colonna e le basi di altre due resti sicuramente di un edificio pubblico Romano, prendendo adesso la prima stradina a sinistra si possono costeggiare un tratto di mura medievali fino ad arrivare ad una porta detta Fonte Buia.
In prossimità di Piazza del Bagno Secco troveremo le fondamenta di un edificio quadrato di 15 m di lato che si suppone potesse essere un bagno termale romano, continuando in questa direzione e prima di finire la nostra escursione nelle mura cittadine costeggeremo le mura senesi per trovare infine Porta Fiorentina.

NECROPOLI DEL PUNTONE
Come si raggiunge: arrivati a Saturnia e proseguiamo per Porta Fiorentina superato il cimitero, dopo un centinaio di metri arriveremo in località Pian di Cataverna dove troveremo indicazioni per Usi e per le necropoli di Pian di Palma e del Puntone, proseguendo dovremo attraversare il fiume Albegna e dopo 1 km, sulla destra si aprirà una stradina sterrata che ci condurrà dopo alcune centinaia di metri alla necropoli di Puntone. Qui potremo visitare alcune tombe a Tumulo, le tombe hanno pianta rettangolare ed alcune volte sono divise in due sezioni da un lastrone di travertino.

ITINERARI DI ORBETELLO

VISITA CITTADINA
Entrando in città dall’estremità del centro storico verso l’Argentario si percorre la diga fatta costruire da Leopoldo II nel 1842 e sulla sinistra potrete ammirare il mulino a pianta circolare.
Al tempo degli Spagnoli i mulini erano 9 e servivano a macinare la farina per gli abitanti della città.
Superato il Mulino troviamo il punto dove sono meglio conservate le mura etrusche a grandi blocchi poligonali del IV secolo a.c. Percorrendo corso Italia raggiungeremo piazza Plebiscito
dove si trova il palazzo comunale e successivamente piazza Garibaldi sede del palazzo dei governatore Spagnolo(XVII secolo). Proseguendo si arriverà in piazza IV Novembre dove merita una visita la chiesetta, annessa all’ospedale, di Santa Maria delle Grazie (in antico Santa Maria ad Portam) che conserva un affresco quattrocentesco di scuola senese. Costeggiando il Lungolaguna di Ponente, che conserva anch’esso tratti delle mura etrusche, si raggiunge piazza della Repubblica dove si trova il Duomo.
Di origine romanica presenta i segni della ristrutturazione voluta dagli Orsini nel 1375. In considerazione all’alto basamento su cui sorge la
chiesa (che riprodurrebbe il podio di un tempio preesistente) è da molti sostenuta la tesi dell’esistenza di un tempio etrusco e poi romano sotto il Duomo stesso, tuttavia manca ancora una prova certa che convalidi la tesi. Restano da visitare nel centro urbano la chiesa di S.Francesco che conserva alcune interessanti epigrafi dei periodo spagnolo, la polveriera Guzmann (1692) davanti alla quale si può riconoscere la traccia di una porta nelle mura etrusche, inglobate nelle fortificazioni posteriori.

I RESTI DELLA CITTÀ’ DI COSA
Dalla città di Orbetello si torna sull’ Aurelia in direzione Roma per uscire al primo svincolo per Ansedonia, da qui seguendo la segnaletica si arriverà agevolmente alla città di Cosa, antica colonia di fondazione romana, poi fortezza bizantina e castello medievale con il mone di Ansedonia.
È aperta al pubblico ed all’interno dell’area di scavo si trova il museo; per informazioni tel. 0564/881421.
La città fu fondata nel 273 a.c. per tenere sotto controllo i precedenti abitanti della zona e respingere gli attacchi degli Etruschi ostili e dei temibili Cartaginesi.
Lo splendore della città tramontò nel 70 a.c. in seguito al saccheggio da parte dei pirati. Ormai quasi del tutto spopolata, nel III secolo conobbe un nuovo periodo florido tra il III e il IV secolo a.c. per essere definitivamente devastata dai Visigoti di Alarico nel V secolo d.c. Le porte di accesso alla città erano tre: a nord-ovest la porta Fiorentina; a nord-est la porta
Romana; a sud-est la porta Marina, l’abitato era circondato da una cinta muraria con 17 torri di avvistamento.
A destra della porta Fiorentina sorgeva una grande magazzino e più avanti la villa (ubicata a fianco dei museo) detta di Quintino Fulvio. Continuando il sentiero in direzione nord-est ci imbattiamo nelle terme dalle quali si accedeva anche al Foro con le sedi dell’attività politica, dove troviamo resti di varie botteghe, la basilica civile, un tempio dedicato alla Concordia ed il carcere.
Dal Foro la via sacra conduceva al punto più alto dei colle. I’arx, dove troveremo i resti dei Capitolium e del tempio dedicato alla triade Giove-Giunone-Minerva simbolo della religione di stato.
Le case dei coloni erano modulari e standardizzate. Ciascuna casa era divisa in due parti, abitazione e orto, e poteva disporre di una cisterna sotterranea, tuttora in tutta l’area della città affiorano dal terreno delle piccole volte semisotterranee, resti appunto delle antiche cisterne suddette.
La classe dirigente abitava invece in case più grandi, ampie e lussuose disposte lungo le strade principali della città.

L’ISOLA DEL GIGLIO
Coma si raggiunge: i collegamenti con l’isola sono garantiti da regolari traghetti da Porto Santo Stefano.
Appena sbarcati potremo iniziare la nostra visita da Giglio porto dove però
rimane ben poco dell’antico porto Romano, quasi del tutto inglobato dalla costruzione del molo Granducale del 1796.
Sicuramente molto più interessante è Giglio Castello che si trova sulla sommità dell’ isola.
Prima di arrivare in prossimità della cinta muraria (perfettamente conservata) potremo notare alla nostra destra un vecchio faro della fine del’ 700. Una volta giunti a Giglio Castello rimarremo sicuramente colpiti dalla caratteristica struttura del borgo.
La porta di accesso è una struttura estremamente complessa che si presenta come un avancorpo con numerosi archi che permettevano il tiro
incrociato di una fittissima schiera di arceri. Tutto questo apparato difensivo fu costruito per scongiurare i frequentissimi attacchi dei pirati che più di una volta avevano messo in ginocchio gli abitanti dell’isola.
Le fortificazioni fecero il loro dovere e nel 1700 una terribile battaglia fini con la vittoria degli isolani che in memoria di questo scontro hanno conservato nella Chiesa di San Giorgio alcune armi sottratte ai pirati.
Dal Giglio Castello possiamo raggiungere proseguendo verso sud la fonte di San Giorgio dove è conservata l’abside di una piccola chiesa romanica, e non molto distante incapperemo in una sorgente che già i romani avavano canalizzato con un acquedotto che scendeva a servire il porto.
Il Campese è raggiungibile grazie agli autobus che percorrono tutta l’isola;
all’estremita della baia c’è una Torre dei primi dei ‘700 in perfette condizioni.
Questa non è che la cornice storica di un isola che dal punto di vista naturalistico vi potrà regalare splendide emozioni, un mare incontaminato ed una popolazione ospitale renderanno ancora più piacevole il vostro soggiorno.