Quattro ragazzi in un Baron: spedizione Trentino 2026
Ovvero: come sopravvivere in 14 metri quadri di camper senza ricorrere al kit di sopravvivenza di Piero.
Esiste una legge fisica non ancora scritta secondo cui lo spazio interno di un camper si restringe in modo direttamente proporzionale al numero di attrezzature tecniche caricate da quattro trentacinquenni convinti di essere l’incarnazione di Reinhold Messner. Per l’estate 2026, abbiamo deciso di testare questa teoria a bordo di un Elnagh Baron 560, noleggiato dai mitici ragazzi di Quelli dei Camper a Rimini.
Ecco il piano di battaglia per la nostra spedizione “very wild”.
Giorno 1: l’addio alla civiltà e al parcheggio
La partenza è fissata da Rimini. Dopo aver abbandonato le nostre auto nel piazzale di Quelli dei Camper con lo sguardo di chi lascia un figlio al primo giorno di scuola, prenderemo possesso del Baron 560.
Siamo alla nostra seconda esperienza in camper, il che significa che siamo ancora nella “fase del pericolo”: ne sappiamo abbastanza per sentirci sicuri, ma non abbastanza per evitare che lo scarico delle acque nere diventi un’installazione di arte moderna non richiesta. Caricare l’attrezzatura sarà il primo vero trekking: incastrare quattro valigie e quattro zaini da 60 litri, scarponi, corde, rampini, coltelli (per raccogliere i funghi, eh!), bastoni e il famigerato “Kit di sopravvivenza estrema” di Piero (che include una coperta termica, un sacco a pelo, abbigliamento di emergenza in Goretex, attrezzi di ogni genere per scavare, pistola lanciarazzi di segnalazione, spray anti orso e anti lupo) richiederà abilità da campioni di Tetris; ma Massimo di Quelli dei Camper ci ha assicurato che nel garage del Baron 560 ci stanno anche 4 biciclette, quindi in teoria non dovremmo avere difficoltà nel portare in viaggio tutto il nostro equipaggiamento.
Giorno 2-4: San Martino di Castrozza
Puntiamo la prua verso nord. La prima vera tappa sono le Pale di San Martino. Il Baron verrà parcheggiato in campeggio, che sarà la nostra base operativa.
L’attività prevede giorni dedicati alla raccolta funghi. Piero, nel suo ruolo di “Pignolo Capo”, passerà ore a spiegare la differenza tra un Boletus edulis e un sasso, mentre noi cercheremo di non finire in un burrone. Va detto, però, che i porcini che si trovano qua sono veramente spaziali.
Ma non ci limiteremo al sottobosco. Saliremo verso il Cimon della Pala o affronteremo l’ascesa al Rifugio Rosetta. L’obiettivo è guardare il mondo dall’alto e sentirci piccoli, prima di tornare a sentirci grandi a tavola. Andrea ha già affrontato questo percorso, dice che è facile. Vediamo.
A San Martino non può mancare una tappa alla Malga Ces. Il programma prevede un abuso consapevole di panini “Malga Ces” con salsiccia e Tosela, quel formaggio meraviglioso che, se cotto bene, emette un suono stridulo sotto i denti che è musica per le nostre orecchie. I local non ci mettono salse, a noi piace aggiungerci la senape, ma cercheremo di non farci vedere.
Giorno 5-6: Paganella e dintorni
Il piano prevede uno spostamento verso Andalo e Molveno. Per scegliere il posto giusto dove piazzare il Baron, abbiamo consultato la sezione camping di Visit Trentino, davvero ben fatta. È fondamentale, perché se sbagliamo la pendenza della piazzola, Piero userà la sua livella laser per tormentarci tutta la notte. Scherzi a parte, consigliamo a tutti di prenotare i campeggi con anticipo, perché le richieste in estate sono altissime.
Sperando nel tempo buono, trascorreremo due notti di sosta tra le acque cristalline del Lago di Molveno e le pareti della Paganella. Faremo trekking “serio”, cercando di ignorare i turisti che salgono in funivia, principianti!
Giorno 7-8: Moena
Direzione Val di Fassa. Moena è bellissima ma i nostri obiettivi sono più rustici che turistici. Puntiamo a raggiungere subito la Malga Peniola, un angolo di paradiso dove il tempo sembra essersi fermato (e dove probabilmente Piero troverà qualcosa da ridire sulla disposizione dei tronchi di legna).
Abbiamo in programma un trekking verso il Rifugio Fuciade. È una camminata classica tra le Dolomiti, ma la vista sulle Pale di San Pellegrino vale ogni singola caloria persa (che recupereremo prontamente con un canederlo al burro fuso).
Giorno 9-10: Marilleva
A questo punto del viaggio, l’odore di quattro uomini chiusi in un camper inizierà a competere con quello di un rifugio alpino dopo una settimana di pioggia. È tempo di lavarsi, ma con stile. Andremo a Marilleva per fare rafting sul fiume Noce. È classificato tra i migliori fiumi d’Europa per gli sport fluviali. Sarà divertente vedere Piero, con il suo kit di sopravvivenza stagno, cercare di mantenere la dignità mentre un’onda gelida lo colpisce in pieno viso. Questa esperienza l’abbiamo già vissuta qualche anno fa, e ci siamo totalmente innamorati del rafting: è diventato una droga, molto più dello snowboard o dello sci. Ora ogni estate cerchiamo luoghi in cui poter buttarci nelle fredde acque di montagna, ma Marilleva rimane il nostro posto preferito.
Giorno 11: Levico Terme
L’ultimo giorno è dedicato al recupero muscolare e mentale. Alle Terme di Levico cercheremo di espellere l’acido lattico accumulato in 10 giorni di ascese folli. Sarà il momento di riflettere su quanto sia stato bello il viaggio e su quanto sia incredibile che nessuno abbia ancora ucciso Piero nonostante le sue correzioni sulla tecnica di stivaggio dei calzini tecnici.
Il rientro
Ritorno a Rimini, riconsegna del Baron 560 a Quelli dei Camper (sperando di aver rimosso ogni traccia di aghi di pino e fango dalle tappezzerie) e recupero delle nostre auto. O almeno questo è il nostro programma, ovviamente redatto da Piero, che ha già fatto il calcolo dei chilometri da percorrere, il costo dell’autostrada, e ha pure considerato eventuali tappe extra. Per quanto possa mettere ansia avere un programma così ben schedulato, ci dà anche la certezza di goderci al massimo la vacanza. Meteo permettendo. Su quello proprio non possiamo farci nulla. Ma la cosa positiva è che dopo la pioggia, i funghi crescono subito, appunto, come funghi.



